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Turismo - Turismo Industriale

Una visita alle centrali che producono energia elettrica è un modo nuovo per conoscere e valorizzare un territorio, attraverso la fruizione di testimonianze significative dello sviluppo industriale. Testimonianze che, pur presentando spesso spunti architettonici, storici, ambientali e tecnico-scientifici di grande interesse, sono ancora poco conosciute e poco visitate.

Questo sito, La via dell'energia, si rivolge soprattutto agli studenti e agli insegnanti, ma anche a quei turisti italiani e stranieri che vogliono conoscere la storia della nostra industria e abbina la visita alle centrali più significative della Lombardia con itinerari storico-artistici, naturalistici ed eno-gastronomici.

Il turismo industriale, di cui gli itinerari proposti sono un esempio significativo, assume una specifica identità alla fine degli anni Novanta, quando diventano oggetto di valorizzazione culturale e di visita turistica: archivi e musei d'impresa; aziende che sviluppano un'attività industriale; sedi di attività economiche quali banche, assicurazioni, camere di commercio; infrastrutture collegate ai trasporti; edifici creati per la collettività; villaggi industriali insieme a testimonianze di archeologia industriale.


APPROFONDIMENTO

Note storiche

Il turismo è un fenomeno relativamente recente e può essere considerato come il combinarsi di diversi fattori quali: lo sviluppo dei trasporti e delle comunicazioni, l'aumento del tempo libero disponibile e il miglioramento delle condizioni di vita della collettività.

Le prime esperienze turistiche, nel senso moderno della parola, possono essere considerate quelle realizzate nella prima metà del Settecento da giovani dell'aristocrazia e da intellettuali inglesi, francesi e tedeschi che iniziano ad andare alla scoperta dei paesi mediterranei, seguendo un itinerario classico denominato Grand Tour.

Un'esperienza che si prolungherà lungo tutto l'Ottocento, per concludersi definitivamente alle soglie del Novecento quando nuove classi sociali accederanno a questa particolare forma di impiego del tempo libero. Nel momento in cui i ceti medi e le classi lavoratrici, negli Stati Uniti con il New Deal di Roosvelt nel 1932 e in Europa occidentale dopo la seconda guerra mondiale, possono beneficiare del tempo libero, il turismo di élite comincia a trasformarsi in turismo di massa.

Alle origini del turismo industriale

Per cogliere la specificità del turismo culturale e, in modo specifico, di quello industriale, è bene ripartire dalla riflessione di come il turismo si sia trasformato, passando da un fenomeno circoscritto ad alcuni settori della popolazione a un fenomeno esteso a tutti gli strati sociali, fino ad assumere dimensioni quasi industriali.

L'esperienza turistica concepita come un percorso organizzato, standardizzato e ripetitivo, se può essere stata letta come riduttiva ha portato in tempi successivi alla riflessione di come, in realtà, essa possa essere concepita anche come un esperienza educativa.

La distinzione che in questi ultimi anni si è venuta a creare all'interno dell'offerta turistica, differenziata sempre più in vari sottosistemi - turismo di avventura, turismo culturale, turismo ambientale, turismo eno-gastronomico, ecc - rileva come esistono tre ordini di problemi:

  • l'esistenza di meccanismi attraverso cui le diverse tipologie di fruitori accedono alle differenti forme di svago e, quindi, anche di turismo
  • l'evoluzione che subiscono nel tempo i luoghi del turismo
  • l'organizzazione dell'offerta turistica.

I primi due problemi sembrano collegati tra loro in quanto l'evoluzione dell'offerta dei luoghi del turismo sembra essere strettamente legata all'evoluzione della domanda.

Riguardo la genesi della domanda di turismo culturale, di cui il turismo industriale può essere considerato un sottosistema, si può fare risalire al momento in cui, a partire dagli anni Ottanta alcuni soggetti - associazioni, fondazioni senza fine di lucro, privati, intellettuali ecc- riconoscendosi reciprocamente come espressione e rappresentanza informale di valori e interessi diversi ed affini si percepirono e furono percepiti come un insieme organizzato. Un insieme definibile con il termine di "comunità culturale" che iniziò a chiedere, con insistenza, una maggiore fruizione del patrimonio culturale.

Un avvenimento può essere letto come l'inizio di un profondo cambiamento nell'offerta turistica. Nel 1980 l'Olivetti decise di sponsorizzare, oltre al restauro, un'esposizione itinerante in alcune importanti città italiane dei cavalli della Basilica di San Marco a Venezia. Lo straordinario successo di pubblico dell'evento rivelò come l'opinione pubblica fosse disponibile per fruire momenti di valorizzazione culturale. Da quel momento, grazie anche a un percorso normativo parallelo che permise, nel corso degli ultimi decenni, l'ingresso dei privati all'interno del sistema culturale facilitando l'organizzazione di momenti espositivi abbinati alla fruizione dei più tradizionali percorsi turistici, cominciò ad emergere il concetto di turismo culturale.

Negli anni successivi iniziò ad ampliarsi il concetto stesso di bene culturale che non venne più identificato esclusivamente nei più tradizionali beni storici e artistici e ambientali, ma si estese fino ad includere le testimonianze della storia materiale, con la creazione di numerosi musei dedicati agli aspetti antropologici della cultura per arrivare ad includere, negli anni Novanta, anche testimonianze della storia industriale.

Già a partire dagli anni '80, grazie alle sollecitazioni dello storico dell'arte Eugenio Battisti, si era cominciato a parlare anche in Italia di archeologia industriale, sulla falsariga di quanto era già avvenuto in Gran Bretagna negli anni Cinquanta. L'utilizzo di questo termine vuole indicare strutture, per lo più ormai dismesse, che possono essere considerate testimonianze della rivoluzione industriale. Sullo sfondo dei primi censimenti effettuati in quel periodo, si poteva leggere da parte di alcuni studiosi una giusta preoccupazione per la tutela di quei manufatti che, non essendo letti come beni culturali correvano il rischio di essere distrutti. Ma è alla fine degli anni Novanta, con l'identificazione del fenomeno dei musei d'impresa e con la conseguente riflessione su come queste nuove tipologie di beni potessero essere inserite all'interno del sistema culturale, che nasce il concetto di turismo industriale. L'offerta turistica si arricchisce così di nuovi segmenti: alla visita di manufatti di archeologia industriale vengono affiancate altre sottoclassi di beni culturali-industriali, la cui fruizione vuole assolvere a una funzione prevalentemente didattico-conoscitiva. Si cominciano, infatti, a considerare in un'ottica di valorizzazione e di promozione del territorio: archivi e musei d'impresa; aziende che sviluppano un'attività industriale; sedi di attività economiche come banche, assicurazioni, camere di commercio; infrastrutture collegate ai trasporti; edifici creati per la collettività; villaggi industriali ed architetture in grado di testimoniare le differenti fasi dello sviluppo industriale.

Vengono organizzati in modo sporadico i primi itinerari all'interno del territorio urbano ed extraurbano, con la realizzazione delle prime guide turistiche e l'ideazione di corsi di formazione per creare operatori in grado di occuparsi della valorizzazione del patrimonio industriale. Oggi, nell'ambito del turismo industriale, l'identificazione della domanda sembra essersi incontrata con la definizione e l'identificazione di nuovi luoghi turistici. L'organizzazione dell'offerta turistica in modo sistematico e organico dovrà avvenire attraverso la definizione e la realizzazione di sistemi turistici locali, che dovranno sviluppare le nuove possibilità offerte dalla costruzione di percorsi di turismo industriale, valutandoli e inserendoli all'interno di un'ottica di marketing territoriale.



 


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