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L'accezione di politiche territoriali che abbiamo utilizzato
in questa sezione, ponendo al centro dell'attenzione le centrali
elettriche e la loro valorizzazione dal
punto di vista didattico, turistico e culturale, è fortemente
riferita a tutte quelle iniziative e a quegli strumenti di
carattere pubblico o privato che hanno perseguito
gli obiettivi appena elencati. Questo significa
che nelle schede di approfondimento relative ad ogni centrale,
compariranno soggetti e mezzi di pianificazione anche
molto diversi tra loro. Per quanto riguarda i
soggetti, si tratterà in alcuni casi di attori pubblici
come, ad esempio, le Amministrazioni comunali o le Provincie,
in altri di associazioni di volontariato o di privati che
hanno portato avanti progetti di valorizzazione delle centrali
nel rispetto delle legislazioni vigenti e accordandosi
con gli Enti pubblici competenti. |
Diversi modi di produrre energia, diversi
atteggiamenti delle politiche
Le schede di approfondimento
concentrano l'attenzione su otto centrali lombarde, tutte
accessibili al pubblico. Quattro di queste – Grosio,
Roncovalgrande, Trezzo d'Adda e Vigevano – sono centrali
idroelettriche.
In due casi, Ostiglia e Tavazzano, ci troviamo invece
di fronte a impianti termoelettrici. Infine,
le ultime due centrali analizzate si presentano come
casi particolari e altamente innovativi: la centrale
a celle a combustibile di Milano-Bicocca e il termoutilizzatoree di
Brescia.
- Le centrali idroelettriche sono
senza alcun dubbio quelle sulle quali si è maggiormente
concentrata l'attenzione delle politiche di valorizzazione
didattica, turistica e culturale. Questo è riconducibile
a diversi fattori. In primo luogo, questo tipo di
impianto presuppone, ovviamente, la presenza
di un fiume. In tre dei casi analizzati,
Grosio, Trezzo d'Adda e Vigevano, si tratta di corsi
d'acqua importanti come l'Adda o il Ticino, che attraversano
valli altrettanto importanti, come, ad esempio, la
Valtellina. Si tratta di aree ormai da molti anni
tutelate prevalentemente dall'istituzione di parchi
di rilevanza regionale, se non nazionale. Molte delle
politiche di valorizzazione delle centrali che si
trovano in questi territori sono dunque ascrivibili
alle iniziative degli enti di gestione dei
parchi stessi. A questo si aggiunga che
alcuni di questi impianti o sono stati progettati ai
primi del '900 da alcuni dei più noti
architetti dell'epoca, o sono comunque inseriti
in un contesto di archeologia industriale di
indubitabile valore storico. Tra le centrali idroelettriche,
un caso particolare è senza dubbio Roncovalgrande,
costruita in anni più recenti di quelle precedentemente
citate, in una zona piuttosto isolata sulla sponda
lombarda del lago Maggiore, ai confini con la Svizzera:
una serie di iniziative piuttosto diversificate portate
avanti dall'Enel in accordo con le autorità locali
ha infatti permesso a questa centrale di divenire
un luogo di cultura e di incontro per
la comunità locale e per i visitatori.
- Più complesso è il discorso per
quanto riguarda le centrali termoelettriche.
Per molti anni queste infatti hanno utilizzato
materiali inquinanti per la produzione dell'energia
destando preoccupazioni e atteggiamenti negativi da
parte delle amministrazioni e delle comunità locali
nel loro complesso. Anche per questo, parlare di politiche
di valorizzazione in questi casi è decisamente
fuori luogo. Negli ultimi anni questi impianti sono
stati al centro di interventi di ammodernamento che
ne riducono in modo significativo l'impatto
sull'ambiente. Gli enti di gestione hanno
inoltre portato avanti una serie di iniziative di "trasparenza" nei
confronti del mondo esterno (dall'apertura delle
centrali, all'adozione di certificazioni ambientali
conformi alle norme individuate dall'Unione Europea,
solo per fare alcuni esempi) finalizzate anche a
migliorare il rapporto con i territori di appartenenza.
Ciò non toglie che ci sia senza dubbio ancora
molto da lavorare in questo senso: l'atteggiamento
prevalente dei piani di iniziativa pubblica, così come
degli esponenti della società civile nei confronti
di questi impianti rimane infatti prevalentemente
quello di "difesa" e occultamento.
- Infine, prendiamo in considerazioni le due centrali
più innovative che abbiamo analizzato. La centrale
a celle a combustibile di Milano-Bicocca,
pur essendo stata progettata da un grande architetto
come Vittorio Gregotti e pur trovandosi in un contesto
territoriale caratterizzato da un forte dinamismo,
al momento non sembra essere al centro dell'attenzione
di particolari iniziative di valorizzazione
didattica, turistica o culturale. Alcuni
passi in questo senso li sta muovendo l'Università di
Milano-Biccoca, ma si tratta ancora di progetti ancora
alla fase iniziale. Il termoutilizzatore di
Brescia presenta invece un aspetto particolare che
vale la pena evidenziare. Come già avvenuto
in passato per le centrali termoelettriche, questo
tipo di impianti spesso destano preoccupazioni
di carattere ambientale. A Brescia l'ente
gestore dell'impianto ha impostato un atteggiamento
piuttosto netto di collaborazione e trasparenza
nei confronti della comunità locale che
ha consentito di ridurre notevolmente la conflittualità tra
le parti in causa. L'impianto, oltre ad essere facilmente
visitabile, è inoltre divenuto
meta di un "turismo" un po' particolare:
quello di amministratori pubblici e rappresentanti
di associazioni che vogliono valutare o meno la fattibilità e
l'impatto di impianti similari nei loro territori.
L'impostazione delle schede sulle politiche
territoriali
Le osservazioni generali appena
riportate sono utili anche per comprendere come
sono state organizzate le schede di approfondimento
sulle politiche territoriali che, prevalentemente
sono composte da:
- una nota introduttiva che comprende
una descrizione storico-architettonica dell'impianto
e delle sue caratteristiche principali;
- una descrizione di tipo "geografico" tendente
ad individuare quali elementi ambientali di carattere
generale sono stati importanti nell'impostazione
delle politiche territoriali relative allo specifico
impianto;
- una nota sulle eventuali presenze nei
pressi dell'impianto analizzato di emergenze rilevanti
dal punto di vista storico-culturale o ambientale
(ad esempio, un sistema di archeologia industriale
che abbia un forte legame con la presenza della centrale)
che contribuiscono a collocare la centrale stessa
in un contesto di interesse più ampio al quale
ricollegare le politiche territoriali di valorizzazione;
- una sezione specificamente dedicata alle politiche
territoriali con particolare attenzione,
laddove ve ne siano, a quelle che tendono alla
valorizzazione didattica, turistica o culturale
delle centrali.
In alcuni casi sono state omesse la sezione "geografica" o
la sezione riguardante le "presenze". Questo
non significa necessariamente che non si tratti di contesti
interessanti dal punto di vista storico, turistico, paesistico
o ambientale, ma più semplicemente che tali elementi
non sono stati considerati rilevanti dalle politiche
che ruotano attorno alla valorizzazione delle centrali
per gli aspetti dei quali qui ci occupiamo. |
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La centrale Ludovico il Moro è al
centro di numerose iniziative di valorizzazione
didattica, turistica e culturale perché, oltre ad avere un notevole
valore dal punto di vista architettonico, è collocata
in un contesto molto ricco dal punto di vista ambientale, storico
e culturale che comprende sia il vigevanese, sia il corso del
fiume Ticino. Inoltre, la centrale è parte di un complesso
sistema di centrali idroelettriche lungo il Ticino.
Gran parte delle iniziative di valorizzazione dell'impianto
sono legate alle attività dell'ente di gestione del Parco del Ticino e dall'organizzazione che detiene i diritti di concessione
delle acque del Naviglio: il consorzio
di irrigazione e bonifica Associazione Irrigazione Est Sesia.
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Note
storiche
La centrale Ludovico il Moro di
Vigevano in provincia di Pavia è l'ultima
di un vero e proprio sistema di centrali idroelettriche lungo
il Ticino: da Porto della Torre a Vizzola,
Tornavento, Turbigo Superiore e Inferiore. La centrale di Porto
della Torre è l'unica che sfrutta direttamente l'energia
del Ticino, mentre tutte le altre, compresa quella di Vigevano,
sono alimentate in serie dal così detto "canale
industriale" che, a sua volta è una derivazione
del Naviglio sforzesco.
L'impianto di Vigevano è in
realtà composto
di due centrali realizzate rispettivamente
nel 1906 e nel 1994. Il complesso
più recente si trova a fianco di quello storico in un
edificio completamente interrato. La centrale
più antica è stata realizzata da Gaetano
Moretti in uno stile eclettico nel quale coesistono
il linguaggio neorinascimentale, tipico di
molte centrali di questo periodo, e i riferimenti all'architettura
lombarda: dagli archi a tutto sesto della sala macchine,
alla loggia della facciata che risolve la parte superiore della
stazione di trasformazione. La soluzione architettonica di
questa centrale è decisamente meno innovativa
di quella di Trezzo d'Adda, progettata dallo stesso
Moretti sempre attorno al 1906. A Trezzo infatti la collaborazione
tra l'architetto e l'ingegnere incaricato di seguire gli aspetti
tecnici fu strettissima, contrariamente a quanto avvenne nella
centrale di Vigevano. Per questo qui gli impianti meccanico-idraulici
risultano meno integrati con l'involucro architettonico.
Oggi la centrale Ludovico il Moro, assieme alle altre presenti
lungo il Ticino, all'indubitabile patrimonio storico della
zona e alle risorse naturali del fiume, è al centro
di una serie di iniziative di tutela e valorizzazione
ambientale, paesistica e culturale, operate sia da associazioni
locali, sia dall'Ente Parco del Ticino.
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"Geografia" e
territorio:
il fiume
La Lombardia,
una delle regioni più industrializzate
d'Italia, ha legato il suo processo di sviluppo anche
all’energia idraulica e già dai primi
del novecento è iniziata la costruzione di una serie
di centrali idroelettriche per produrre energia lungo il
Ticino. Precedentemente, il territorio rivierasco ha legato
la sua economia prevalentemente all'agricoltura. Tuttora
oltre il 50% del territorio tutelato dal Parco del Ticino è costituito
da zone agricole, mentre più del 17% è composto
da boschi. Nella zona irrigua l'agricoltura è altamente
specializzata e tecnicamente progredita, basata tradizionalmente
su colture che sfruttano l'abbondanza di acqua, quali le
risaie e le marcite. Nonostante questa forte presenza
agricola e boschiva, il territorio è in ogni caso altamente
antropizzato: tra i 46 Comuni compresi nel Parco
sono presenti numerosi centri abitati di notevoli dimensioni
e popolazione, tra cui la città di Pavia, e importanti
sistemi infrastrutturali, come l'aeroporto internazionale
della Malpensa.
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Presenze
La centrale Ludovico il Moro si trova nel contesto di
un complesso sistema di centrali idroelettriche lungo il Ticino. Alcune
di queste presentano un'indiscutibile valore architettonico: quella di Porto
della Torre del 1955 è uno dei migliori edifici industriali
disegnati da Giò Ponti, mentre quella di Vizzola
Ticino fu progettata nel 1936 in stile
razionalista da Giovanni Muzio.
Le opere
di bonifica e canalizzazione delle
acque di questa zona hanno modellato nel tempo il paesaggio
e l'agro-ecosistema locale. Furono realizzate in modo sistematico
già dal XIII secolo dai monaci cistercensi e
successivamente implementate grazie anche a Leonardo
da Vinci. Ai monaci si deve anche la costruzione
del complesso dell'abbazia di Morimondo,
di notevole importanza storico-architettonica.
A Vigevano sono
da segnalare una serie ricchissima di testimonianze storiche
a partire dalla città stessa
con la sua piazza Ducale, il Duomo e il Castello
Sforzesco. Nei dintorni del centro abitato si trovano
invece la Villa Sforzesca, di epoca rinascimentale
e altre ville nobiliari settecentesche.
I numerosi mulini presenti nella zona sono
molto antichi: alcuni sono stati citati nei manoscritti dello
stesso Leonardo da Vinci. Tra i primi mulini funzionanti
ci furono quelli che il duca Galeazzo Visconti fece costruire
a Vigevano, presso la roggia Mora. Dal 2001 il mulino
della Mora bassa, grazie all'iniziativa dell'Associazione
Irrigazione Est Sesia che detiene i diritti di concessione
delle acque del Naviglio, è stato trasformato in un "ecomuseo" con
l'obiettivo è riscoprire il territorio lomellino e
il suo complesso sistema di regimazione, misurazione e distribuzione
delle acque.
La struttura, dove recentemente è stata allestita una mostra sulle macchine
leonardesche, è dotata anche di un centro di documentazione e di uno
spazio per i convegni. Lungo la sponda della roggia esiste un percorso-laboratorio
didattico per lo studio dei metodi di misura tradizionali delle acque.
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Le politiche
e i progetti di valorizzazione
turistico-culturale
Le principali iniziative di tutela e valorizzazione dell'area
sono legate all'istituzione, nel 1974, del Parco del Ticino. Si tratta del primo Parco regionale
istituito in Italia ed è gestito da un consorzio
tra i 47 comuni rivieraschi e le tre Provincie di appartenenza
(Milano, Pavia e Varese). Il Piano Territoriale
di Coordinamento (PTC) del Parco risale al 1980
e prevede un sistema differenziato di protezione per le
aree naturali, agricole e urbane. Il PTC tiene conto del
complesso sistema ambientale, paesaggistico e culturale
del Parco che coesiste con un'area fortemente antropizzata
dove all'alto livello di urbanizzazione si affianca l'ingombrante
presenza dello scalo aeroportuale di Malpensa. E' in corso
di studio un Piano d'Area per il Parco, finalizzato a
fornire indirizzi di pianificazione su scala vasta e comporre
il quadro delle risorse ambientali e culturali in un sistema
articolato di offerta per il tempo libero secondo un modello
di sviluppo sostenibile. Una serie di iniziative di valorizzazione
paesaggistica e della rete irrigua che comprendono
anche visite alle centrali idroelettriche sono portate
avanti dall'organizzazione che detiene i diritti di concessione
delle acque del Naviglio: il consorzio di irrigazione
e bonifica Associazione Irrigazione Est Sesia.
Nel
1999 l'Enel, d'intesa con l'Ente
Parco del Ticino, ha realizzato una pista
ciclabile lungo le strade di servizio del "canale
industriale": un itinerario da Turbigo a Vigevano che
permette uno stretto contatto con l'ambiente naturale, le
infrastrutture idrauliche, industriali e rurali. L'Ente
Parco intende proseguire in questa direzione con il progetto
delle così dette greenway: alcuni
percorsi storici già esistenti saranno rivitalizzati
per integrare la salvaguardia della natura con la valorizzazione
di aspetti storico-culturali, massimizzando opportunità turistiche
e ricreative.
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