Questo tipo di impianto ha il grande pregio di non essere
inquinante poiché non produce né anidride
carbonica né ossidi di azoto, né tanto
meno particolati. L’idrogeno e l’ossigeno
si combinano in presenza di un elettrolita opportuno
e di un catalizzatore, elemento che favorisce e rende
più veloce la reazione chimica. Nella reazione
l’idrogeno e l’ossigeno formano acqua producendo
elettricità sotto forma di corrente continua che
deve essere quindi trasformata in corrente alternata
per l’utilizzo. Il problema delle celle sta nel
sistema di alimentazione dal momento che l’idrogeno
non si trova in natura e va quindi prodotto utilizzando
combustibili fossili. Uno dei sistemi per produrre l’idrogeno è quello
di ricavarlo dal metano con un processo detto reforming,
oppure dal metanolo. A seconda del tipo di elettrolita
utilizzato sono in uso celle ad acido fosforico (PAFC),
a policarbonati fusi (MCFC), a polimeri solidi o a membrana
(SPFC), a ossidi solidi (SOFC) . Un impianto a celle
consiste di tre componenti essenziali: un processore
per il combustibile, la sezione dove avviene la reazione
tra idrogeno e ossigeno, il convertitore di corrente.
Uno dei vantaggi degli impianti a celle a combustibile
sta nel fatto che sono modulari, possono quindi essere
conformati in funzione della richiesta di energia. Trovano
il loro impiego ideale in complessi ospedalieri o grossi
condomini.
Purtroppo il costo per unità di energia
prodotta è ancora
oggi molto più elevato di quello tradizionale. |