L'impianto è attualmente composto da tre unità di
combustione, di cui una dedicata alle biomasse, collegate
ad una turbina a vapore.
E’ concepito sulla base di
tecnologie ed esperienze largamente sperimentate nel mondo
e garantisce emissioni ad un livello molto inferiore a
quanto stabilito dalle normative. A parità di energia
elettrica e termica generata, le emissioni del Termoutilizzatore
sono infatti minori che nelle centrali elettriche e termiche
alimentate con combustibili tradizionali quali carbone,
olio combustibile o metano.
L'impiego dei rifiuti urbani come combustibile
alternativo contribuisce anche alla riduzione dell'impatto
ambientale causato dal ciclo di approvvigionamento dei
combustibili fossili tradizionali, comprendente le fasi
di estrazione, raffinazione e trasporto (spesso causa di
disastrosi episodi di inquinamento).
Nel Termoutilizzatore lo scarico degli
automezzi e la movimentazione dei rifiuti avvengono in
locali a tenuta ermetica e in depressione. In questo modo è impedita
anche la propagazione di odori all'esterno.
Ulteriori vantaggi
di economia e sicurezza vengono poi dalle caratteristiche
stesse del "combustibile" utilizzato:
i rifiuti costituiscono infatti una fonte di energia "indigena" rinnovabile,
prodotta localmente e soprattutto non soggetta a tensioni
di mercato che ne possano condizionare la disponibilità ed
il prezzo.
E’ inoltre da rilevare che i rifiuti combustibili
sono in massima parte composti da prodotti di origine vegetale
(materiali cellulosici), ovvero costituiscono una risorsa "rinnovabile" che
verrebbe totalmente dispersa con la collocazione in discarica.
Il
loro utilizzo per la produzione di energia consente anche
una riduzione del 43% delle emissioni di anidride carbonica,
rispetto all'impiego di combustibili fossili ed allo smaltimento
dei rifiuti in discarica, così che
il Termoutilizzatore - assieme al Teleriscaldamento – ha
consentito a Brescia di raggiungere con largo margine gli
obiettivi di riduzione delle emissioni di CO2 proposti,
entro il 2010, dalla Comunità Internazionale. Grazie
alla minimizzazione delle emissioni, il termoutilizzatore
risulta inoltre già conforme anche ai nuovi limiti,
sia per gli impianti già autorizzati che per gli
impianti futuri, introdotti in Italia con il DM 503/97.
Il
Termoutilizzatore è stato concepito all'interno
di una strategia di gestione integrata ed ecologica di
rifiuti, energia e territorio. Nel 2003 la città di
Brescia ha separato e riciclato il 39% dei rifiuti.
Il termoutilizzatore è una
preziosa fonte di energia per la città di Brescia:
grazie alla presenza della rete di teleriscaldamento, infatti, è possibile
produrre non solo energia elettrica (come avviene normalmente
in impianti analoghi) ma anche recuperare energia termica
in quantità rilevanti, convogliando il calore, generato
dal raffreddamento della turbina, nella rete del teleriscaldamento
fino alle abitazioni dei singoli utenti.
Dall’impianto, in grado di bruciare 700 mila tonnellate
l’anno di rifiuti e biomasse, è possibile
ricavare 400 milioni di chilowattora l'anno di elettricità e
300 milioni di chilowattora l'anno di calore, con un risparmio
annuale di 150 mila tep (tonnellate equivalenti di petrolio):
quantità che corrispondono a circa un terzo dell'energia
immessa in rete a Brescia in un anno.
Il Termoutilizzatore è a
tutti gli effetti un "depuratore
dei rifiuti", in quanto elimina le componenti organiche,
lascia scorie pulite grazie alla elevata temperatura di
combustione e concentra in una piccola quantità di
residui (in forma di polveri) le sostanze metalliche che
il processo di combustione non può distruggere.
Nella
fase di progettazione, una particolare attenzione è stata
posta anche al problema del trattamento dei residui della
combustione: ogni linea dell'impianto è dotata di
un proprio sistema a tenuta ermetica per la rimozione delle
scorie e l'asportazione delle polveri dalla caldaia e dai
filtri. L'area di carico delle stesse è inoltre
fisicamente separata dall'area di movimentazione dei rifiuti.
Le
scorie di combustione, rese inerti - che sono pari a circa
il 10% in volume dei rifiuti trattati - sono trasferite
in discariche autorizzate, mentre le polveri raccolte dai
filtri vengono convogliate in appositi sili di stoccaggio,
inertizzate, mediante un processo che ne assicuri l'innocuità ecologica
e quindi avviate alla collocazione finale.
Un sistema di
selezione che consente il riciclaggio delle scorie, attualmente
in fase di studio, offrirà un'ulteriore
possibilità di riutilizzo delle stesse, in sostituzione
di ghiaia estratta da cave.
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